<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="0.91"><channel><title>Luci sull'Est</title><description>Notizie selezionate dall'associazione Luci sull'Est</description><link>http://www.lucisullest.it</link><language>it</language><item><title><![CDATA[MARIOLOGIA: il segreto meraviglioso del Santo Rosario per convertirsi e salvarsi – di San Luigi Grignon de Montfort]]></title><description><![CDATA[<div><strong>Introduzione</strong></div>
<div><strong>&nbsp;</strong></div>
<div><strong>ROSA BIANCA</strong></div>
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<div>AI SACERDOTI</div>
<div>[1] Ministri dell&#39;Altissimo, predicatori della verit&agrave;, araldi del Vangelo, permettete che vi presenti la rosa bianca di questo piccolo libro per mettervi nel cuore e sulle labbra le verit&agrave; in esso esposte con semplicit&agrave; e senza pretese. Nel cuore, affinch&eacute; voi stessi intraprendiate la pia pratica del Rosario e ne gustiate i frutti. Sulle labbra, perch&eacute; comunichiate agli altri la sua eccellenza e con tale mezzo li possiate convertire.</div>
<div><br />
Guardatevi, ve ne prego, dal considerare questa santa pratica piccola e di poca importanza, come sogliono fare gli ignoranti e molti dotti orgogliosi; essa &egrave; veramente grande, sublime, divina. Il cielo stesso ce l&#39;ha data, e l&#39;ha data proprio per convertire i peccatori pi&ugrave; induriti e gli eretici pi&ugrave; ostinati. Dio le ha annesso la grazia in questa vita e la gloria nell&#39;altra. I santi l&#39;hanno messa in atto ed i sommi Pontefici l&#39;hanno autorizzata.</div>
<div><br />
Felice il sacerdote e direttore d&#39;anime al quale lo Spirito Santo ha rivelato questo segreto che la maggior parte degli uomini non conosce o conosce molto superficialmente! Se egli ne avr&agrave; una concreta conoscenza lo reciter&agrave; ogni giorno e lo far&agrave; recitare agli altri. Dio e la sua santa Madre gli verseranno nell&#39;anima grazie in abbondanza per far di lui strumento della loro gloria; con la sua parola, sia pure disadorna, otterr&agrave; pi&ugrave; frutto in un mese che gli altri predicando in parecchi anni.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>[2] Cari confratelli, non contentiamoci dunque di consigliarlo agli altri; dobbiamo recitarlo noi stessi. Se, pur convinti in teoria dell&#39;eccellenza del santo Rosario, non lo recitiamo noi per primi, gli altri daranno ben poca importanza a quanto consiglieremo perch&eacute; nessuno pu&ograve; dare ci&ograve; che non ha. Ges&ugrave; fece ed insegn&ograve; (At 1 1): imitiamo Cristo Ges&ugrave; che prima fece e poi insegn&ograve;. Imitiamo l&#39;Apostolo che conosceva e predicava soltanto Ges&ugrave;, il Cristo Crocifisso. Noi lo faremo predicando il santo Rosario che, come vedrete in seguito, non &egrave; una serie di Pater e di Ave ma un compendio divino dei misteri della vita, della passione, della morte e della gloria di Ges&ugrave; e di Maria.<br />
Se sapessi che l&#39;esperienza personale concessami dal Signore circa l&#39;efficacia della predicazione del Rosario per convertire le anime, potesse persuadervi a divenirne apostoli, nonostante la tendenza contraria dei predicatori, vi racconterei le conversioni meravigliose che ho ottenuto predicando il Rosario; ma mi limito a riferirvi, in questo compendio, qualche fatto antico e ben provato. Solo ho inserito, per vostra utilit&agrave;, parecchi testi latini, presi da buoni autori, che comprovano ci&ograve; che spiego al popolo in lingua Volgare.</div>
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<div><strong>ROSA ROSSA</strong></div>
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<div>AI PECCATORI</div>
<div>[3] A voi, peccatori e peccatrici, uno pi&ugrave; peccatore di voi offre questa, rosa, arrossata dal Sangue di Ges&ugrave; Cristo per ornarvene e salvarvi.</div>
<div><br />
Empi e peccatori impenitenti gridano continua-mente: Coroniamoci di rose (Sap 2,8). Anche noi cantiamo: coroniamoci con le rose del santo Rosario.</div>
<div><br />
Ma quanto sono diverse le loro rose dalle nostre, Le loro sono i piaceri carnali, i vani onori, le ricchezze caduche che presto saranno appassite &egrave; corrotte; le nostre, invece, sono i Pater e Ave recitati bene e accompagnati da buone opere di penitenza, e non appassiranno n&eacute; mai s&#39;infradiceranno. Tra cento, mille anni la loro bellezza splender&agrave; come oggi.</div>
<div><br />
Le loro tanto decantate rose hanno solo l&#39;apparenza di rose: in realt&agrave; sono spine che pungono con il rimorso durante la vita, che trafiggono col pentimento all&#39;ora della morte, che bruciano per tutta l&#39;eternit&agrave; nell&#39;ira e nella disperazione. Se le nostre rose hanno spine, queste sono spine di Ges&ugrave; che egli tramuta in rose. Se le nostre rose pungono, esse pungono solo per qualche istante, unicamente per guarirci dal peccato e per salvarci.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>[4] Facciamo a gara per coronarci con queste rose del paradiso, recitando ogni giorno un Rosario, cio&egrave; tre corone di cinque decine ciascuna: 1) per onorare le tre corone di Ges&ugrave; e di Maria: la corona di grazia di Ges&ugrave; nell&#39;incarnazione, la sua corona di spine nella passione, la sua corona di gloria in cielo, e la triplice corona che Maria ha ricevuto in cielo dalla SS. Trinit&agrave;; 2) per ricevere da Ges&ugrave; e da Maria tre corone: la corona di meriti in questa vita, la corona di pace in morte, la corona di gloria in paradiso.</div>
<div><br />
Se sarete fedeli a recitarlo devotamente fino alla morte, nonostante l&#39;enormit&agrave; delle vostre colpe, credetemi: riceverete la corona di gloria che non appassisce (1 Pt 5,4). Anche se vi trovate sull&#39;orlo dell&#39;abisso, o con un piede nell&#39;inferno, se avete perfino venduto l&#39;anima al diavolo come uno stregone, o siete un eretico indurito e ostinato come un demonio, presto o tardi vi convertirete e vi salverete purch&eacute; - lo ripeto e notate bene i termini del mio consiglio - diciate devotamente ogni giorno fino alla morte il santo Rosario, per conoscere la verit&agrave; ed ottenere la contrizione ed il perdono dei vostri peccati. Troverete in questo libro parecchi esempi di grandi peccatori convertiti per virt&ugrave; del santo Rosario. Leggeteli e meditateli. Dio solo.</div>
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<div><strong>ROSETO MISTICO</strong></div>
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<div>ALLE ANIME PIE</div>
<div>[5] Anime devote ed illuminate dallo Spirito Santo, non vi dispiaccia ch&#39;io vi offra un piccolo rosaio mistico, venuto dal cielo, perch&eacute; lo trapiantiate nel giardino della vostra anima; esso non nuocer&agrave; ai fiori odorosi delle vostre contemplazioni. E&#39;, molto profumato e tutto divino: non guaster&agrave; affatto l&#39;ordine delle vostre aiuole: purissimo e ben ordinato esso porta tutto all&#39;ordine e alla purezza. Se ogni giorno lo si innaffia e lo si coltiva a dovere, cresce ad altezza prodigiosa e si estende tanto che non solo non ostacola tutte le altre devozioni, ma le conserva e le perfeziona. Voi che siete spirituali mi capite! Questo rosaio &egrave; Ges&ugrave; e Maria nella vita, nella morte, nell&#39;eternit&agrave;.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>[6] Le verdi foglie di questo rosaio esprimono i misteri gaudiosi di Ges&ugrave; e di Maria; le spine, i dolorosi; e i fiori, quelli gloriosi. Le rose in bocciolo ricordano l&#39;infanzia di Ges&ugrave; e di Maria, le rose sbocciate rappresentano Ges&ugrave; e Maria nella sofferenza, le rose completamente schiuse mostrano Ges&ugrave; e Maria nella gloria e nel loro trionfo. La rosa rallegra con la sua bellezza: ecco Ges&ugrave; e Maria nei misteri gaudiosi; punge con le sue spine: eccoli nei misteri dolorosi; d&agrave; gioia con la soavit&agrave; del profumo: eccoli infine nei misteri gloriosi.</div>
<div><br />
Non disprezzate, dunque, la mia pianticella rigogliosa e divina; piantatela voi stessi nella vostra anima prendendo la risoluzione di recitare il Rosario; coltivatela ed innaffiatela recitandolo fedelmente ogni giorno, accompagnandolo con opere buone. Vi accorgerete che questo seme, ora all&#39;apparenza tanto piccolo, diventer&agrave; col tempo un grande albero, dove gli uccelli del cielo, cio&egrave; le anime predestinate e di alta contemplazione, faranno il loro nido e la loro dimora. Sotto la sua ombra saranno protette dagli ardori del sole, sulle sue cime troveranno difesa dalle bestie feroci della terra e scopriranno un delicato nutrimento nel suo frutto, l&#39;adorabile Ges&ugrave; al quale sia ogni onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen. Cos&igrave; sia. Dio solo.</div>
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<div><strong>BOCCIOLO DI ROSA</strong></div>
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<div>AI BAMBINI</div>
<div>[7] A voi bambini, offro un bel bocciolo di rosa. E&#39;, uno dei piccoli grani della vostra corona che a voi sembra una cosa da poco. E invece quant&#39;&egrave; prezioso questo grano! quanto &egrave; ammirabile questo bocciolo! e come si aprir&agrave; interamente se recitate con devozione l&#39;Ave Maria! Consigliarvi di recitare un rosario tutti i giorni sarebbe domandarvi l&#39;impossibile; ma almeno dite con molta attenzione e ogni giorno la corona di cinque decine che e come una ghirlanda di rose che ponete in capo a Ges&ugrave; e a Maria. Datemi retta. Ed ora ascoltate questa bella storia e non dimenticatela.</div>
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<div>[8] Due sorelline stavano sull&#39;uscio di casa a recitare devotamente il rosario, quando apparve una bella Signora che avvicinatasi alla pi&ugrave; piccola, di circa sette anni, la prese per mano e la condusse con s&eacute;. La sorella maggiore, meravigliata, ne va alla ricerca, non la trova e rientra piangente in casa per avvertire che hanno rapito la sorella. Il pap&agrave; e la mamma la cercano inutilmente per tre giorni, fin che alla sera del terzo giorno la trovano sulla soglia di casa. Era lieta in volto e festosa. Le chiedono da dove venga ed ella risponde che la Signora, alla quale diceva il suo Rosario, l&#39;aveva condotta in un bel luogo, le aveva dato cose buone da mangiare e le aveva deposto sulle braccia un grazioso bambino, al quale lei aveva dato tanti baci. I genitori, da poco convertiti alla fede, chiamano il padre gesuita che li aveva istruiti nella fede e nella devozione al Rosario e gli raccontano l&#39;accaduto. Da lui stesso abbiamo appreso questo fatto avvenuto nel Paraguay (ANTOINE BOISSIEU, S.J., Le chr&eacute;tien pr&eacute;destin&eacute; par la d&eacute;votion &agrave; la Ste Vierge, p. 752; QN, pp. 189-190).</div>
<div><br />
Bambini, imitate le due sorelline; come loro recitate ogni giorno il Rosario e meriterete di andare in paradiso, di vedere Ges&ugrave; e Maria, se non proprio in questa vita, certo dopo la morte per tutta l&#39;eternit&agrave;. Cos&igrave; sia.</div>
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<div>Che i sapienti e gli ignoranti, i giusti e i peccatori, i grandi e i piccoli lodino, dunque, e salutino giorno e notte Ges&ugrave; e Maria col santo Rosario. &ldquo;Salutate Maria che ha faticato molto per voi&rdquo;(Cf Rm 16,6).</div>
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<div>&hellip;<a href=&quot;http://www.monasterovirtuale.it/home/i-classici-della-spiritualita-cattolica/s.-luigi-maria-grignion-da-montfort-il-segreto-meraviglioso-del-santo-rosario/introduzione.html&quot;><font color=&quot;#800080&quot;>LEGGI TUTTO</font></a></div>
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<div>Fonte: <a href=&quot;http://www.monasterovirtuale.it/home/i-classici-della-spiritualita-cattolica/s.-luigi-maria-grignion-da-montfort-il-segreto-meraviglioso-del-santo-rosario/introduzione.html&quot;><font color=&quot;#800080&quot;>Monastero Virtuale</font></a></div>]]></description><link><![CDATA[http://www.lucisullest.it/dett_news.php?id=7671]]></link></item><item><title><![CDATA[TIBET-CINA: al via il lavaggio del cervello dei monaci tibetani; a Pechino la chiamano “campagna di rieducazione patriottica”]]></title><description><![CDATA[<div>Il governo locale, su richiesta di <strong>Pechino, lancia il lavaggio del cervello di monaci e monache buddiste per cercare di fermare le auto-immolazioni</strong>. Lanciate nel 1996, queste campagne sono l&rsquo;ultimo strumento maoista ancora in vigore.</div>
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<div>Lhasa (AsiaNews 17-05-2012) - Il governo comunista che occupa il Tibet ha lanciato per la seconda volta in un anno <strong>una campagna per la &ldquo;rieducazione patriottica&rdquo;</strong> e per &ldquo;l&#39;educazione alla legge&rdquo; dei monasteri buddisti presenti nella regione. Lo scopo della campagna &egrave; &ldquo;mantenere la stabilit&agrave;, rafforzare l&#39;unit&agrave; e promuovere l&#39;armonia del Tibet&rdquo;. <strong>Di fatto si tratta di una serie di operazioni che puntano al lavaggio del cervello dei monaci.</strong></div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Negli ultimi mesi, per protestare contro la dominazione cinese del Tibet, pi&ugrave; di 30 monaci buddisti si sono dati fuoco per le strade della provincia. I manifestanti chiedevano il ritorno del Dalai Lama nel suo Paese, una vera libert&agrave; religiosa e la concessione di autonomia culturale. Il leader buddista ha chiesto pi&ugrave; volte ai suoi fedeli di non uccidersi, mentre Pechino lo ha accusato di fomentare le rivolte.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Ora, il governo locale cerca di riprendere il controllo della situazione attraverso l&#39;indottrinamento dei religiosi. Pema Thinley, governatore comunista di Lhasa, ha dichiarato che queste campagne sono state lanciate &ldquo;in tutti i monasteri, maschili e femminili, su diretta richiesta della Commissione centrale del Partito comunista e del Consiglio di Stato&rdquo;. Lo scopo &egrave; quello di &ldquo;ridare orgoglio nazionale ai religiosi&rdquo;.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Introdotte per la prima volta nel 1996, le &ldquo;campagne di rieducazione&rdquo; sono lo strumento preferito da Pechino per controllare le attivit&agrave; dei monasteri e delle lamaserie. Chi rifiuta di partecipare agli incontri di &ldquo;studi politici&rdquo; e di &ldquo;studi religiosi&rdquo; - lunghissime sessioni ininterrotte in cui si inculcano le &ldquo;verit&agrave;&rdquo; maoiste - viene arrestato. Dalle proteste di Lhasa del 2008, in cui morirono pi&ugrave; di 200 persone, le campagne si sono moltiplicate.</div>]]></description><link><![CDATA[http://www.lucisullest.it/dett_news.php?id=7672]]></link></item><item><title><![CDATA[FATIMA: il Cardinal Ravasi ha firmato il Libro d’Onore del Santuario di Fatima in occasione del recente pellegrinaggio]]></title><description><![CDATA[<div>Fatima 13-05-2012.- Sua Em.za il Cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ha presieduto in questi giorni il pellegrinaggio anniversario della prima apparizione della Madonna.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Nel pomeriggio del giorno 13, dopo il termine delle celebrazioni, il Cardinale ha firmato il Libro d&rsquo;Onore del Santuario di Fatima, scrivendo in lingua italiana:</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&ldquo;<strong>Con grande emozione per&nbsp;l&rsquo;esperienza veramente unica di spiritualit&agrave;, di intensit&agrave; umana, di accoglienza festosa vissuta a Fatima, un grande abbraccio all&acute;ombra della presenza serena di Maria</strong>&rdquo;, Dom Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Nelle dichiarazioni rilasciate ai giornalisti al momento del suo arrivo in Fatima, il Cardinale Gianfranco Ravasi ha affermato che &ldquo;Fatima non deve essere considerato solamente un luogo di fede, ma anche di cultura&rdquo;.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Egli riferisce inoltre che &ldquo;la cultura non &egrave; solo esperienza artistica, ma esperienza di un popolo&rdquo; e sottolinea che &ldquo;la nostra cultura ha come stella polare, da un lato, la Bibbia e, dall&rsquo;altro, la tradizione cristiana&rdquo;.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Nello stesso momento, il Vescovo di Leiria-Fatima Mons. Antonio Marto ha parlato di Fatima come &ldquo;luogo di incontro, di comunione, non solo delle persone, ma anche delle culture, tutte unite per la bellezza della celebrazione della stessa fede&rdquo;.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Fonte: <a href=&quot;http://www.santuario-fatima.pt/portal/index.php?id=48194&quot;><font color=&quot;#800080&quot;>Santuario di Fatima</font></a></div>]]></description><link><![CDATA[http://www.lucisullest.it/dett_news.php?id=7670]]></link></item><item><title><![CDATA[RIFLESSIONI: sull&#39;Ascensione di Nostro Signore – di dom Prosper Guéranger]]></title><description><![CDATA[<div>L&#39;ineffabile successione dei misteri dell&#39;Uomo-Dio &egrave; sul punto di ricevere l&#39;ultimo complemento. Ma l&#39;allegrezza della terra &egrave; salita fino al cielo; le angeliche gerarchie si preparano a ricevere il capo gi&agrave; promesso, mentre i loro principi sono vigili alle porte, pronti ad aprirle, quando risuoner&agrave; il segnale del divino Trionfatore. Le sante anime, liberate dal limbo gi&agrave; da quaranta giorni, attendono il felice momento in cui la via del cielo, chiusa per il peccato, si aprir&agrave; improvvisamente, ed essi potranno percorrerla al seguito del loro Redentore. L&#39;ora incalza, ed &egrave; tempo ormai che il divin Risorto venga a mostrarsi, ed a ricevere l&#39;addio di coloro che l&#39;attendono di minuto in minuto, e che deve lasciare ora in questa valle di lacrime.<br />
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<strong>Al Cenacolo.</strong><br />
<br />
Tutto ad un tratto egli appare in mezzo al Cenacolo. Trasalisce il cuore di Maria; i discepoli e le pie donne adorano con emozione colui che si mostra quaggi&ugrave; per l&#39;ultima volta. Ges&ugrave; si degna prendere posto a tavola con loro; accondiscende a dividere ancora una volta il pasto, non pi&ugrave; con lo scopo di renderli sicuri della sua Risurrezione - sa che non ne dubitano, ormai - ma tiene a dar loro questo segno affettuoso della sua divina familiarit&agrave;, nel momento di andare ad assidersi alla destra del Padre. Quale pasto ineffabile &egrave; questo in cui Maria gusta per l&#39;ultima volta sulla terra l&#39;incanto di essere seduta vicino al Figliolo; in cui la santa Chiesa, rappresentata dai discepoli e dalle pie donne, &egrave; ancora visibilmente presieduta dal suo Capo e suo Sposo!<br />
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Chi potrebbe esprimere il rispetto, il raccoglimento, l&#39;attenzione dei convitati; riprodurre gli sguardi posati con affetto cos&igrave; intenso sul Maestro tanto amato? Essi aspirano ad ascoltare ancora una volta la sua parola; parola tanto cara in questo momento della separazione! Finalmente Ges&ugrave; schiude le sue labbra; ma il suo accento &egrave; pi&ugrave; grave che tenero. Comincia col ricordare loro l&#39;incredulit&agrave; con la quale accolsero la notizia della sua Risurrezione (Mc 16,14). Al momento di affidare la missione pi&ugrave; imponente che sia mai stata trasmessa agli uomini, egli vuole richiamarli all&#39;umilt&agrave;. Tra pochi giorni dovranno essere gli oracoli del mondo, e il mondo dovr&agrave; credere la loro parola, credere ci&ograve; che non ha visto, ma quello che essi soli hanno veduto. &Egrave; la fede che mette gli uomini in comunicazione con Dio; e questa fede essi stessi, in principio, non l&#39;ebbero: Ges&ugrave; vuole ricevere un&#39;ultima riparazione di quella incredulit&agrave; passata, per fondare il loro apostolato sull&#39;umilt&agrave;.<br />
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<strong>L&#39;evangelizzazione del mondo.</strong><br />
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Prendendo poi quel tono di autorit&agrave; che conviene a lui solo, disse loro: &ldquo;Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crede e sar&agrave; battezzato si salver&agrave;; chi non crede sar&agrave; condannato&rdquo; (Mc 16,15-16). Come compiranno essi questa missione di predicare il Vangelo nel mondo intero? Con quali mezzi riusciranno ad accreditare la loro parola? Ges&ugrave; lo indica: &ldquo;Or questi sono i miracoli che accompagneranno i credenti: nel nome mio scacceranno demoni; parleranno lingue nuove; prenderanno in mano serpenti, e se berranno qualche veleno mortifero non ne avranno danno; imporranno le mani agli ammalati e guariranno&rdquo; (ivi 16,17-18)&rdquo;. Egli vuole che il miracolo sia il fondamento della sua Chiesa, come l&#39;aveva scelto quale argomento della sua missione divina. La sospensione della legge della natura annunzia agli uomini che l&#39;autore di questa stessa natura sta per pronunciarsi: ad essi, allora, il dovere di ascoltare e credere umilmente.<br />
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Ecco dunque questi uomini sconosciuti dal mondo, sprovvisti di ogni mezzo umano, eccoli investiti della missione di conquistar la terra e di farvi regnare Ges&ugrave; Cristo. Il mondo ignora anche la loro esistenza; assiso sul trono, Tiberio, che vive nel terrore delle congiure, non suppone affatto tale spedizione di nuovo genere che si sta iniziando, dalla quale l&#39;impero romano sar&agrave; conquistato. A questi guerrieri, occorre un&#39;armatura ma di tempra divina, e Ges&ugrave; annuncia che stanno per riceverla. &ldquo;Voi per&ograve; rimanete in citt&agrave;, finch&eacute; siate dall&#39;alto investiti di vigoria&rdquo; (Lc 24,49). Ma quale sar&agrave; quest&#39;armatura? Ges&ugrave; lo spiegher&agrave;, ricordando la promessa del Padre, &ldquo;la promessa che avete udito dalla mia bocca. Perch&eacute; Giovanni battezz&ograve; nell&#39;acqua, ma voi sarete battezzati nello Spirito Santo di qui a non molti giorni&rdquo; (At 1).<br />
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<strong>Verso il Monte degli Ulivi.</strong><br />
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Ma l&#39;ora della separazione &egrave; giunta. Ges&ugrave; si alza, e tutti i presenti, al completo, si dispongono a seguire i suoi passi. Centoventi persone si trovano l&agrave; riunite, insieme con la Madre del Trionfatore che il cielo reclamava. Il Cenacolo era situato sulla montagna di Sion, una delle due colline situate entro le mura di Gerusalemme; il corteo traversa una parte della citt&agrave;, dirigendosi verso la porta orientale che si apre sulla vallata di Giosafat. &Egrave; l&#39;ultima volta che Ges&ugrave; percorre le strade della citt&agrave; reproba. Invisibile ormai agli occhi del popolo che l&#39;ha rinnegato, avanza alla testa dei suoi, come un tempo la colonna luminosa che dirigeva i passi degli Israeliti. Quanto &egrave; bello ed imponente questo incedere di Maria, dei discepoli, e delle pie donne, al seguito di Ges&ugrave;, che non dovr&agrave; pi&ugrave; fermarsi che in cielo alla destra del Padre! La devozione nel medio evo lo ricordava con una processione solenne che precedeva la messa di questo grande giorno. Secoli felici, i cui cristiani amavano seguire tutte le orme del Redentore, e non si contentavano, come noi, di qualche vaga nozione che non pu&ograve; suscitare che una piet&agrave; altrettanto vaga!<br />
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<strong>La gioia di Maria.</strong><br />
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Allora si meditava sui sentimenti che dovevano avere invaso il cuore di Maria durante questi ultimi istanti in cui godeva la presenza del suo figliolo. Ci si domandava se in questo cuore materno era superiore la tristezza di non vedere pi&ugrave; Ges&ugrave;, oppure la felicit&agrave; di sapere che Egli entrava finalmente nella gloria che gli era dovuta. Nel pensiero di questi veri cristiani la risposta era immediata ed ora la rivolgeremo a noi stessi. Ges&ugrave; aveva detto ai suoi discepoli: &ldquo;Se mi amaste, vi rallegrereste che io vada al Padre&rdquo; (Gv 14,28). Ora, chi am&ograve; Ges&ugrave; quanto Maria? Il cuore della Madre era dunque nell&#39;allegrezza al momento di questo ineffabile addio. Ella non poteva pensare a se stessa, trattandosi del trionfo del suo Figliolo e del suo Dio! Dopo gli orrori del calvario, poteva essa aspirare ad altro che a veder glorificato finalmente colui che sapeva essere il sommo Signore di tutte le cose, colui che aveva visto, pochi giorni prima, rinnegato, bestemmiato, spirare in mezzo alle torture?<br />
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Il corteo ha attraversato la valle di Giosafat, ha passato il torrente Cedron, e si dirige verso il pendio del monte degli Ulivi. Quanti ricordi si affollano nella mente! Questo torrente, di cui il Messia nella sua umiliazione aveva bevuta l&#39;acqua fangosa, oggi &egrave; divenuto per lui il cammino della gloria, secondo quanto aveva annunciato David (Sal 109,7). Si lascia a sinistra l&#39;orto che fu testimone dell&#39;Agonia, la grotta in cui il calice per l&#39;espiazione del mondo fu presentato a Ges&ugrave; e da lui accettato. Dopo aver superato una distanza che san Luca stima essere press&#39;a poco quella che permettevano gli Ebrei di percorrere in giorno di sabato, si arriva nel territorio di Betania, il villaggio in cui Ges&ugrave; chiedeva ospitalit&agrave; a Lazzaro e alle sue sorelle. Da tale punto della montagna degli Ulivi si godeva la vista di Gerusalemme, che appariva magnifica col suo Tempio e i suoi palazzi. Questo spettacolo commuove i discepoli. La patria terrestre fa battere ancora il cuore di questi uomini; per un momento essi dimenticano la maledizione pronunciata sull&#39;ingrata citt&agrave; di Davide, e sembrano non ricordarsi pi&ugrave; che Ges&ugrave; li ha fatti poco prima cittadini e conquistatori di tutto il mondo. Il sogno della grandezza umana di Gerusalemme li ha sedotti improvvisamente ed essi osano indirizzare questa domanda al Maestro: &ldquo;Signore, lo ricostituirai il regno d&#39;Israele?&rdquo; Ges&ugrave; risponde a questa richiesta indiscreta: &ldquo;Non sta a voi di sapere i tempi e i momenti che il Padre si &egrave; riservato in suo potere&rdquo;. Queste parole non toglievano la speranza che Gerusalemme fosse un giorno riedificata dallo stesso Israele divenuto cristiano; ma la restaurazione della citt&agrave; di Davide non dovr&agrave; aver luogo che verso la fine dei tempi. Non era dunque conveniente che il Salvatore facesse conoscere allora questo segreto divino. La conversione del mondo pagano e la fondazione della Chiesa: ecco ci&ograve; che doveva adesso preoccupare i discepoli. Ges&ugrave; li riporta subito alla missione che aveva loro affidato poco prima, esclamando: &ldquo;Riceverete la virt&ugrave; dello Spirito Santo che verr&agrave; sopra di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea, e nella Samaria, e sino all&#39;estremit&agrave; del mondo&rdquo; (At 1, 6-8).<br />
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<strong>L&#39;Ascensione al cielo.</strong><br />
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Secondo una tradizione che rimonta ai primi secoli del cristianesimo [1], si era sull&#39;ora del mezzogiorno, l&#39;ora stessa in cui Ges&ugrave; era stato alzato in croce. Ed ecco che, volgendo sugli astanti uno sguardo di tenerezza, che dovette arrestarsi su Maria con speciale compiacenza filiale, elev&ograve; le mani e li benedisse tutti. In quel momento i suoi piedi si staccarono dalla terra, e cominci&ograve; ad innalzarsi verso il cielo (Lc 24,51). I presenti lo seguivano con lo sguardo; ma presto egli entr&ograve; in una nube che lo nascose ai loro occhi (At 1,9).<br />
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I discepoli guardavano ancora il cielo, quando improvvisamente due Angeli bianco vestiti si presentarono dicendo: &ldquo;Uomini di Galilea, che state a guardare il Cielo? Quel Ges&ugrave; che, tolto a voi, &egrave; asceso al Cielo, verr&agrave; come l&#39;avete visto andare in cielo&rdquo; (At 1, 10-11). Ora il Signore &egrave; risalito al cielo, da dove un giorno ne ridiscender&agrave; a giudicare: tutto il destino della Chiesa &egrave; compreso tra questi due termini. Noi viviamo dunque presentemente sotto il regime del Salvatore, poich&eacute; egli ci ha detto che &ldquo;Dio non ha mandato il Figlio suo nel mondo per condannare il mondo, ma affinch&eacute; il mondo sia salvato per opera di lui&rdquo; (Gv 3,17). Ed &egrave; per questo fine misterioso che i discepoli hanno ricevuto poc&#39;anzi la missione di andare per tutta la terra ed invitare gli uomini alla salvezza, mentre v&#39;&egrave; ancora tempo.<br />
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Quale compito immenso Ges&ugrave; ha loro affidato! e, nel momento in cui si tratta d&#39;iniziarlo, egli li lascia! Soli, dovranno scendere dal monte degli Ulivi, dal quale egli &egrave; partito per il cielo! Eppure il loro cuore non &egrave; triste; hanno con s&eacute; Maria, e la generosit&agrave; di questa Madre incomparabile, si comunica alle loro anime. Amano il Maestro: d&#39;ora in avanti la felicit&agrave; sar&agrave; quella di pensare che &egrave; entrato nel riposo. I discepoli tornarono a Gerusalemme, &ldquo;pieni di gioia&rdquo;, ci dice san Luca (Lc 24,52), esprimendo con questa sola parola una delle caratteristiche della festa dell&#39;Ascensione, improntata ad una dolce malinconia, ma nella quale si respira, allo stesso tempo e pi&ugrave; che in qualunque altra, la gioia ed il trionfo. Durante la sua Ottava, cercheremo di penetrarne i misteri e di mostrarla in tutta la sua magnificenza; per oggi ci limiteremo a dire che questa solennit&agrave; &egrave; il complemento di tutti i misteri del nostro Redentore, e che essa ha reso per sempre sacro il gioved&igrave; di ogni settimana, giorno gi&agrave; cos&igrave; degno di rispetto per l&#39;istituzione della santa Eucarestia.<br />
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<strong>Antichi Riti. </strong><br />
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Abbiamo parlato della processione solenne con la quale si celebrava nel medio evo il cammino di Ges&ugrave; e dei suoi discepoli verso il monte degli Ulivi; dobbiamo ricordare pure che, in quel giorno, si benediceva solennemente il pane ed alcuni frutti novelli, in memoria dell&#39;ultimo pasto che il Salvatore aveva fatto nel Cenacolo. Imitiamo la piet&agrave; di quei tempi, in cui i cristiani avevano a cuore di raccogliere anche i minimi episodi dell&#39;Uomo-Dio, e di farli propri, per cos&igrave; dire, riproducendo nella loro vita attuale tutte le circostanze rivelate dal santo Vangelo. Ges&ugrave; Cristo, in quei tempi, era veramente amato e adorato; e gli uomini si ricordavano senza tregua che &egrave; l&#39;onnipotente Signore. Ai nostri giorni, &egrave; l&#39;uomo che regna, a suo rischio e pericolo; Ges&ugrave; Cristo &egrave; confinato nel pi&ugrave; intimo della vita privata. Ma egli &egrave; in diritto di essere la nostra preoccupazione di tutti i giorni e di tutte le ore! Gli Angeli dissero agli Apostoli: &ldquo;verr&agrave; come l&#39;avete visto andare in Cielo&rdquo;. Ci sia dato il potere di amarlo, servirlo con tanto zelo, durante la sua assenza, in modo da poter osare di sostenere il suo sguardo quando egli apparir&agrave;!<br />
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<strong>MESSA</strong><br />
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La Chiesa Romana ci indica oggi, come chiesa stazionale, la Basilica di S. Pietro. &Egrave; stata una bella idea, quella di riunire in questo giorno la comunit&agrave; dei fedeli intorno alla tomba di uno dei principali testimoni dell&#39;Ascensione del Maestro. In questa Basilica, come nella chiesa pi&ugrave; umile della cristianit&agrave;, il simbolo liturgico di questa festa &egrave; il Cero pasquale, che vedemmo accendere durante la notte della Risurrezione, e che era destinato, per mezzo della sua luce, lungo i quaranta giorni, a raffigurare la durata del soggiorno del Signore risorto tra coloro che egli si era degnato chiamare fratelli. Gli sguardi dei fedeli radunati insieme, si fermano con compiacenza sulla sua fiamma, che sembra brillare di pi&ugrave; vivo splendore, man mano che si avvicina l&#39;istante in cui dovr&agrave; soccombere. Benediciamo la santa Madre Chiesa, alla quale lo Spirito Santo ha ispirato l&#39;arte d&#39;istruirci e di commuoverci con l&#39;aiuto di tanti simboli; e rendiamo gloria al Figlio di Dio che ci dice: &ldquo;Io sono la luce del mondo&rdquo; (Gv 8, 12).<br />
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EPISTOLA (At 1, 1-11). - Nel primo libro parlai, o Teofilo, di tutto quello che Ges&ugrave; fece ed insegn&ograve; dal principio fino al giorno in cui, dati, per mezzo dello Spirito Santo, i suoi ordini agli Apostoli, che aveva eletti, ascese al cielo; ai quali si fece anche vedere vivo, dopo la sua passione, con molte riprove, apparendo ad essi per quaranta giorni e ragionando del regno di Dio. Ed essendo insieme a mensa, comand&ograve; loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di aspettare la promessa del Padre, la quale avete udita (disse) dalla mia bocca, perch&eacute; Giovanni battezz&ograve; con l&#39;acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo, di qui a non molti giorni. Ma i convenuti gli domandavano: Signore, lo ricostituirai ora il regno d&#39;Israele? Rispose loro : non sta a voi di sapere i tempi e i momenti che il Padre si &egrave; riservato in suo potere; ma voi riceverete la virt&ugrave; dello Spirito Santo che verr&agrave; sopra di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea, e nella Samaria e fino all&#39;estremit&agrave; della terra. E detto questo, mentre essi lo guardavano, si lev&ograve; in alto; ed una nuvola lo tolse agli occhi loro. E mentre stavano a mirarlo ascendere al cielo, ecco due personaggi in bianche vesti presentarsi loro e dire: uomini di Galilea, perch&eacute; guardate il cielo? Questo Ges&ugrave;, che, tolto a voi, &egrave; asceso al cielo, verr&agrave; come l&#39;avete visto andare in cielo.<br />
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<strong>Ges&ugrave; risale in cielo. </strong><br />
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Abbiamo assistito, leggendo questa narrazione, alla dipartita dell&#39;Emmanuele per il cielo. Pu&ograve; esservi qualcosa di pi&ugrave; commovente di quello sguardo dei discepoli, fisso sul Maestro che improvvisamente s&#39;innalza benedicendoli? Ma una nube viene ad interporsi fra Ges&ugrave; ed essi, e i loro occhi bagnati di lacrime hanno perduto la traccia del suo passaggio. Ormai sono soli sulla montagna; Ges&ugrave; li ha privati della sua presenza visibile. Nel deserto di questo mondo quale sarebbe la loro pena, se la grazia non li sostenesse, se lo Spirito divino non fosse prossimo a discendere su di essi, creandovi un nuovo essere? Non &egrave; pi&ugrave; che in cielo, dunque, che rivedranno colui il quale, pure essendo Dio, si degn&ograve; di essere loro Maestro durante tre anni e di chiamarli amici suoi, nell&#39;ultima Cena! Ma tale lutto non esiste solamente per loro. Questa terra che riceveva, fremendo di felicit&agrave;, l&#39;impronta delle orme del Figlio di Dio, non sar&agrave; calpestata pi&ugrave; dai suoi sacri piedi. Ha perduto quella gloria attesa da s&igrave; lungo tempo, la gloria, ossia, di servire d&#39;abitazione al suo Creatore. Le nazioni vivono nell&#39;attesa di un Liberatore; per&ograve;, all&#39;infuori, della Giudea e della Galilea, gli uomini ignorano che egli &egrave; venuto e che &egrave; risalito al cielo. Ma l&#39;opera di Ges&ugrave; non si fermer&agrave; qui. Il genere umano conoscer&agrave; la sua venuta; e, in quanto all&#39;Ascensione al cielo avvenuta in questo giorno, ascoltate la voce della Chiesa, che risuona nelle cinque parti del mondo, proclamando il trionfo dell&#39;Emmanuele. Diciannove secoli sono trascorsi dalla sua dipartita, e il nostro addio, pieno di rispetto e d&#39;amore, si unisce ancora a quello che gl&#39;indirizzarono i discepoli, mentre s&#39;innalzava al cielo. Noi pure piangiamo la sua assenza ma siamo felici di vederlo glorificato, incoronato, assise alla destra del Padre. Tu sei entrato nel riposo, Signore; ti adoriamo ai piedi del trono, noi che siamo oggetto del tuo riscatto e della tua conquista. Degnati benedirci, attirarci a te e fa&#39; che la tua ultima venuta, sia per noi speranza e non timore.<br />
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VANGELO (Mc 16, 14-20). - In quel tempo: Ges&ugrave; apparve agli undici mentre erano a tavola, e li rimprover&ograve; della loro incredulit&agrave; e durezza di cuore, per non aver creduto a quelli che l&#39;avevano visto risuscitato. E disse loro: Andate per tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi creder&agrave; e sar&agrave; battezzato sar&agrave; salvo; chi poi non avr&agrave; creduto sar&agrave; condannato. Or questi sono i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto: In nome mio scacceranno i demoni, parleranno nuove lingue, maneggeranno i serpenti e, se avranno bevuto qualche veleno, non far&agrave; loro male; imporranno le mani agli infermi ed essi guariranno. E il Signore Ges&ugrave; dopo aver loro parlato, ascese al cielo e siede alla destra di Dio. Quelli poi andarono a predicare da per tutto, con la cooperazione del Signore, il quale confermava la parola coi prodigi che l&#39;accompagnavano.<br />
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<strong>Desiderare Ges&ugrave; Cristo. </strong><br />
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Appena il diacono ha pronunciato queste parole, un accolito sale l&#39;ambone e spegno il Cero che ci ricordava la presenza di Ges&ugrave; risorto. Questo rito espressivo annuncia il principio della vedovanza della Santa Chiesa, e avverte le anime nostre che d&#39;ora in avanti, per contemplare il nostro Salvatore devono aspirare al cielo dove egli risiede. Come &egrave; passato rapidamente il suo soggiorno quaggi&ugrave;! Quante generazioni si sono succedute, quante ne seguiranno ancora, prima che egli si mostri di nuovo!<br />
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Lontano da lui, la Santa Chiesa prova i languori dell&#39;esilio; nondimeno persevera ad abitare in questa valle di lacrime, poich&eacute; &egrave; qui che ella deve allevare quei figli dei quali lo Sposo divino l&#39;ha resa Madre, per mezzo del suo Spirito; ma la vista di Ges&ugrave; le manca, e, se siamo cristiani, essa deve mancare anche a noi. Oh! quando verr&agrave; quel giorno in cui, nuovamente rivestiti della nostra carne, &ldquo;saremo rapiti sulle nubi in aria incontro al Signore, e cos&igrave; saremo sempre col Signore?&rdquo; (1Ts 4,16). Allora, e solamente allora, avremo raggiunto il fine per il quale fummo creati.<br />
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Tutti i misteri del Verbo incarnato che noi abbiamo visto svolgersi fin qui, dovevano concludersi con la sua Ascensione; tutte le grazie che noi riceviamo, giorno per giorno, avranno termine con la nostra. &ldquo;Passa l&#39;apparenza di questo mondo&rdquo; (1Cor 7,31) e noi siamo in cammino per andare a raggiungere il nostro Capo. In lui &egrave; la nostra vita, la nostra felicit&agrave;; sarebbe vano volerlo cercare altrove. Per noi &egrave; buono tutto ci&ograve; che ci riavvicina a Ges&ugrave;; mentre quello che ne allontana &egrave; cattivo e funesto. Il mistero dell&#39;Ascensione &egrave; l&#39;ultimo bagliore che Dio fa splendere ai nostri sguardi per mostrarci la via. Se il nostro cuore aspira a ritrovare Ges&ugrave;, &egrave; segno che vive della vera vita; ma se resta concentrato nelle cose create, in modo che non senta pi&ugrave; l&#39;attrazione di quel celeste amante che &egrave; Ges&ugrave;, vuoi dire che esso &egrave; morto. Alziamo dunque gli occhi come i discepoli e seguiamo, col desiderio, colui che oggi risale al cielo per prepararci un posto. In alto i cuori! Sursum corda! &Egrave; il grido di addio che ci mandano i nostri fratelli che vi salgono al seguito del divin Trionfatore; &egrave; il grido dei santi Angeli che accorsero incontro all&#39;Emmanuele e che c&#39;invitano ad andare ad accrescere le loro file.<br />
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<strong>MEZZOGIORNO</strong><br />
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Una tradizione venutaci dai primi secoli e confermata dalla rivelazione dei santi, c&#39;informa che l&#39;ora dell&#39;Ascensione del Salvatore fu quella del mezzogiorno. Le Carmelitane della riforma di santa Teresa onorano con un culto particolare questo pio ricordo. All&#39;ora in cui siamo esse sono riunite in coro, assorte nella contemplazione dell&#39;ultimo dei misteri di Ges&ugrave;, seguendo col pensiero e col cuore l&#39;Emmanuele, lass&ugrave; in alto dove il suo volo divino lo condusse!<br />
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Seguiamolo anche noi; ma prima di fissare lo sguardo su questo radioso meriggio che illumina il suo trionfo, torniamo un momento col pensiero al punto di partenza. Egli apparve nella stalla di Betlemme, a mezzanotte, nel pi&ugrave; fitto delle tenebre. Quell&#39;ora notturna e silenziosa conveniva all&#39;inizio della sua missione. Tutta la sua opera era davanti a lui; per compierla dovevano esservi impiegati trentatr&eacute; anni. Questa missione doveva svolgersi anno per anno, giorno per giorno, e stava andando alla fine, quando gli uomini, nella loro malizia, s&#39;impadronirono di lui e l&#39;inchiodarono su di una croce. Si era nel mezzo della giornata, allorch&eacute; egli vi fu innalzato; ma il Padre suo non volle che il sole illuminasse ci&ograve; che era una umiliazione e non un trionfo. Dense tenebre coprirono tutta la terra; il mezzod&igrave; non rifulse in questa giornata. Quando il sole riapparve, era gi&agrave; l&#39;ora Nona. Tre giorni dopo, Ges&ugrave; usciva dal sepolcro alle prime luci dell&#39;aurora. Oggi la sua opera &egrave; compiuta. Egli ha pagato col suo sangue il riscatto dei nostri peccati, ha vinto la morte risuscitando gloriosamente; non ha, allora, il diritto di scegliere per la sua dipartita l&#39;ora in cui il sole, immagine sua, riversa tutti i suoi raggi infuocati e inonda di luce tutta questa terra che il suo Redentore lascer&agrave; per andare in cielo? Salve, dunque, ora del mezzod&igrave; due volte sacra, poich&eacute; tu torni a parlarci ogni giorno della misericordia e della vittoria dell&#39;Emmanuele! Gloria a te per la doppia aureola che porti: la salvezza degli uomini per mezzo della croce, e l&#39;entrata dell&#39;uomo nei regni dei cieli!<br />
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Ma non sei forse tu stesso la piena luce delle anime nostre, o Ges&ugrave;, Sole di giustizia? E questa medesima pienezza di luce alla quale noi aspiriamo, questo ardore dell&#39;amore eterno che solo pu&ograve; renderci felici, dove trovarlo se non in te che sei venuto sulla terra per rischiarare le nostre tenebre e fonderne il ghiaccio? Con questa speranza, ascoltiamo la parole melodiose di Geltrude, tua Sposa fedele, e sollecitiamo la grazia di poterle un giorno ripetere insieme con lei: &ldquo;Oh! amore, oh! meriggio dall&#39;ardore cos&igrave; dolce, tu sei l&#39;ora del riposo sacro; e la pace completa che si gode in te forma la nostra delizia. Oh! amato mio Bene, eletto e scelto al disopra di tutte le creature, fammi conoscere, mostrami il luogo dove pasci il tuo gregge, dove prendi il tuo riposo nell&#39;ora del mezzogiorno. Il mio cuore s&#39;infiamma al pensiero di questi dolci momenti. Oh! se mi fosse dato di avvicinarmi a te, non soltanto per esserti vicina, ma per restare in te! Sotto la tua influenza, o sole di giustizia, tutti i fiori delle virt&ugrave; spunterebbero in me che sono soltanto cenere e polvere.<br />
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Fecondata dai tuoi raggi, o mio Maestro e mio Sposo, l&#39;anima mia produrrebbe nobili frutti di ogni perfezione. Rapita da questa misera valle, ammessa a contemplare la tua immagine tanto desiderata, la mia felicit&agrave; eterna consisterebbe nel pensare che tu, specchio senza macchia, non avevi disdegnato di unirti ad una peccatrice quale sono io&rdquo; [2].<br />
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<strong>SERA<br />
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Preghiera.</strong><br />
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O nostro Emmanuele! sei giunto finalmente al termine della tua opera ed oggi stesso ti vediamo entrare nel celeste riposo. Al principio del mondo, impiegasti sei giorni per lo sviluppo di tutte le parti dell&#39;universo create dalla tua potenza; dopo di che ti riposasti. Pi&ugrave; tardi, quando volesti risollevare la tua opera decaduta per la malizia dell&#39;Angelo ribelle, il tuo amore, durante il corso di trentatr&eacute; anni, ti fece passare attraverso una successione sublime di opere, per mezzo delle quali si comp&igrave; la nostra redenzione, ristabilendoci cos&igrave; in quel grado di santit&agrave; e di gloria che avevamo perduto. Nulla hai dimenticato, o Ges&ugrave;, di quanto eternamente era stato deciso dai voleri della Trinit&agrave;, di quanto i Profeti avevano annunciato. La tua Ascensione mette il suggello a quella missione che compisti nella tua misericordia. Per la seconda volta, torni nel riposo; ma vi entri con la natura umana innalzata, d&#39;ora in avanti, agli onori divini. I giusti della nostra stirpe che liberasti dal limbo prendono posto nelle fila dei cori angelici, e tu ci dicesti nel lasciarci: &ldquo;Io vado a preparare un posto per voi&rdquo; (Gv 14,2).<br />
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Fiduciosi nella tua parola, risoluti a seguirti in tutti i misteri che non furono compiuti che per noi, ad accompagnarti nell&#39;umilt&agrave; di Betlemme, nella partecipazione dei dolori del Calvario, nella Risurrezione della Pasqua, aspiriamo ad imitarti anche, quando l&#39;ora sar&agrave; venuta, nella tua trionfale Ascensione. In questa attesa noi ci uniamo al coro degli Apostoli ed al loro saluto, ai nostri Padri, la cui moltitudine ti accompagna e ti segue,<br />
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Volgi i tuoi sguardi sopra di noi, o divino Pastore! il momento della riunione non &egrave; ancora giunto. Proteggi le tue pecorelle, e veglia affinch&eacute; neppure una si perda e manchi all&#39;incontro. Istruiti, d&#39;ora in avanti, sulla nostra fine, saldi nell&#39;amore e nella meditazione dei misteri che ci hanno condotti a quello di oggi, noi l&#39;adottiamo in questo stesso giorno, quale oggetto di nostra attesa e meta dei nostri desideri. &Egrave; stato lo scopo della tua venuta in questo mondo, discendendo cos&igrave; fino alla bassezza nostra, per elevarci, poi, alla gloria, facendoti uomo per far di noi degli d&egrave;i.<br />
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Ma finche venga quel momento che ci riunir&agrave; a te, cosa faremmo quaggi&ugrave; se la Virt&ugrave; dell&#39;Altissimo, che ci hai promesso, non scender&agrave; presto sopra di noi, se non verr&agrave; a portarci la pazienza nell&#39;esilio, la fedelt&agrave; nell&#39;assenza, l&#39;amore che solo pu&ograve; sostenere un cuore che sospira per il possesso? Vieni dunque, o divino Spirito! Non ci la_sciare languire, affinch&eacute; il nostro sguardo resti fisso nel cielo, ove regna e ci attende il nostro Salvatore, e non permettere che questo nostro occhio umano sia tentato, nella sua stanchezza, di abbassarsi su di un mondo terrestre, dove Ges&ugrave; non si lascer&agrave; pi&ugrave; vedere.<br />
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<strong>PREGHIAMO</strong><br />
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O Dio onnipotente, te ne preghiamo, concedi a noi che crediamo nell&#39;Ascensione al cielo del tuo Unigenito, nostro Redentore, di vivere sempre con la mente in cielo.<br />
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<strong>NOTE</strong><br />
[1] Costit. Apost., l. v, c. xix.<br />
[2] Esercizi di santa Geltrude, V giorno.<br />
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Tratto da: dom Prosper Gu&eacute;ranger, <em>L&#39;anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste</em>, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 213-223.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Fonte sul web: <a href=&quot;&quot;http://liturgiadomenicale.blogspot.com/2008/05/dom-prosper-guranger-ascensione-di.html&quot;&quot;><font color=&quot;#000080&quot;>Liturgia Domenicale blog</font></a></div>]]></description><link><![CDATA[http://www.lucisullest.it/dett_news.php?id=6790]]></link></item><item><title><![CDATA[CANADA: Marcia per la Vita 2012 anche a Ottawa]]></title><description><![CDATA[<div>Servizio in lingua inglese sull&#39;altrettanto imponente manifestazione parallela a quella romana, che si è tenuta a Ottawa in Canada, nel silenzio di molti media.</div>
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<object id=&quot;mediaplayer2781470918&quot; classid=&quot;clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000&quot; width=&quot;525&quot; height=&quot;295&quot;><param name=&quot;movie&quot; value=&quot;http://www.gloria.tv/media/290248/embed/true/controls/false&quot; /><param name=&quot;allowscriptaccess&quot; value=&quot;always&quot; /><param name=&quot;allowfullscreen&quot; value=&quot;true&quot; /><embed src=&quot;http://www.gloria.tv/media/290248/embed/true/controls/false&quot; type=&quot;application/x-shockwave-flash&quot; width=&quot;525&quot; height=&quot;295&quot; flashvars=&quot;media=290248&amp;embed=true&amp;controls=false&quot; quality=&quot;high&quot; scale=&quot;noborder&quot; allowscriptaccess=&quot;always&quot; allowfullscreen=&quot;true&quot; /></object>
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