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"Spunti" Giugno 1998 Sommario
La visita della Madre di Dio apre i cuori e attrae le moltitudini La famosa immagine itinerante della Madonna di Fatima, che nel 1972 versò lacrime a New Orleans, ha visitato la Lituania in 28 giorni di pellegrinaggio a marzo e aprile. I responsabili nordamericani dell'immagine miracolosa si sono rivolti a Luci sull'Est, assicurandone la disponibilità per un viaggio in Lituania. Abbiamo accolto con gioia la proposta rivolgendoci a due diocesi, Vilkaviskis e Kaisiadorys. I vescovi delle due diocesi, le loro Eccellenze mons. Jouzapas Matulaitis e mons. Jouzas Zemaitis, hanno immediatamente risposto in modo positivo e con enorme entusiasmo. La statua, scolpita nel 1947 da José Thedim in base alla descrizione di Suor Lucia, una delle veggenti di Fatima, doveva inizialmente effettuare un pellegrinaggio negli Stati Uniti. Finora questa immagine ha visitato più di 100 paesi, rinnovando la materna richiesta della Madre di Dio di conversione e riparazione per i peccati commessi contro il Suo Cuore Immacolato. Visita in Lituania dell'immagine di Fatima J.L.Vidigal E' evidente in questa immagine che l'augusta presenza della Madonna produce mirabili prodigi nei cuori della gente: il ritorno ai sacramenti, la dolce trasformazione delle anime più indurite e la ritrovata serenità, sono avvenimenti che non sorprendono più coloro che accompagnano l'Immagine, ma che ogni volta li confermano nella fede. E ciò è avvenuto anche in Lituania per tutti i ventotto giorni di pellegrinaggio in 19 città. Ad Alytus, importante centro lituano, l'immagine è stata esposta nella chiesa di Nostra Signora Ausiliatrice, situata sulla collina più elevata della città, da dove si domina tutta la regione. La cappella annessa alla chiesa si è trasformata nella Cappella dell'immagine pellegrina, ma l'imponente affluenza di fedeli ne ha reso necessario il trasferimento all'edificio principale, malgrado che la sua costruzione non fosse stata ancora completata. Dal 13 al 25 marzo, in modo continuo e crescente, è affluita moltissima gente da tutte le regioni del Paese. Ogni giorno numerose scolaresche venivano accompagnate dai loro insegnanti, a volte sotto la neve, per sostare davanti alla sacra immagine e conoscere il suo messaggio. In molti casi quei giovani ritornavano con i genitori per rendere omaggio alla Madre di Dio. Il giorno della festa dell'Annunciazione, la statua è stata solennemente intronizzata nel Santuario di Pivassunai. Ricevuta dallo stesso vescovo, mons. Matulaitis, ha poi proseguito per Kaisiadorys, dove è avvenuta la seconda parte del pellegrinaggio con la visita a Moletai e Sirvintus; praticamente tutta la regione è accorsa per pregare davanti alla Vergine pellegrina. Ai suoi piedi sono state deposte migliaia di suppliche scritte, che sono state bruciate l'ultimo giorno di questa visita, domenica 5 aprile, davanti alle porte della cattedrale di San Giuseppe a Kaisiadorys. Ritornando ad Alytus negli ultimi tre giorni, l'immagine è stata nuovamente accolta con entusiasmo e la sua partenza ha causato sentimenti di rimpianto sia tra gli abitanti del luogo, sia tra gli accompagnatori della Madre di Dio, i quali avevano assistito a tutto il bene che, come una rugiada, Ella aveva riversato su quelle anime. Altre 25.000 richieste esaudite! Il segretariato di Luci sull'Est, approfittando del pellegrinaggio dell'immagine, ha provveduto alla spedizione di più di 25.000 libri sul Messaggio di Fatima, destinati ai paesi dell'ex-URSS. Le richieste, pervenute durante il 1997, sono state esaudite con l'invio dei volumi in tutte le dodici repubbliche dell'attuale CSI, soprattutto in Russia (circa il 65%), Ucraina, Kazakistan e Bielorussia. Entro la fine dell'anno è prevista la spedizione di più di 75.000 libri in base alle segnalazioni che pervengono dall'Ufficio di Luci sull'Est a Cracovia, in Polonia, incaricato dello smistamento di questa corrispondenza. I volumi, stampati dalla Conferenza Episcopale Lituana, sita in Kaisiadorys, vengono spediti direttamente da quella località. La promessa della Madonna che "la Russia si convertirà e alla fine il Mio Cuore Immacolato trionferà" è al centro di questo sforzo al quale partecipa ogni aderente a Luci sull'Est, per cui sono indispensabili le preghiere di tutti. E' bene ricordare che in Russia la Chiesa Cattolica
viene oltraggiosamente perseguitata dalle leggi atee di stampo sovietico
a tal punto che mons. Joseph Werth, amministratore apostolico della
Russia Asiatica, le ha recentemente paventate come "una minaccia
per l'esistenza della Chiesa Cattolica" ("Avvenire",
12/4/98). Non sarebbe da stupirsi se questa persecuzione fosse in
qualche modo da mettere in relazione col grande interesse dimostrato da
quelle popolazioni verso il Messaggio di Fatima e la dottrina cattolica. Sacra Sindone Con Luci sull'Est a Torino... per venerare e ricordare Il 2 maggio scorso Luci sull'Est ha promosso un pellegrinaggio in occasione dell'ostensione della sacra Sindone a Torino. Lo scopo era duplice: venerare la sacra reliquia e promuovere un convegno nel capoluogo piemontese. Il noto sindonologo Luigi Righetto ha illustrato ai presenti come questa preziosa reliquia sia un'altissima testimonianza della Passione e Risurrezione di Cristo, stampate su lino. Il pompiere che la salvò delle fiamme l'anno scorso, ha ricordato con commose parole quella terribile notte dell'incendio e quanto la sua vita personale di cattolico sia cambiata da quel momento in poi. ...e a Padova Fatima: apprensioni e speranze alle soglie del Terzo Millennio Ancora un convegno su "Fatima alle soglie del terzo millennio". Lo ha promosso il 16 maggio scorso Luci sull'Est al Teatro Antonianum di Padova dove, moderati da Pier Luigi Bianchi-Cagliesi, sono intervenuti il prof. Don Attilio Negrisolo, il prof. Roberto de Mattei e Giulio Loredo, dell'associazione organizzatrice. La serata si è conclusa con un'interessante proiezione di diapositive sull'attualità di Fatima nei nostri giorni, preceduta da una bella presentazione musicale di canti mariani, eseguita dalla corale diretta da mons. Udino Formenton della cattedrale diocesana. Un attento pubblico ha seguito con interesse gli interventi dei relatori e l'esibizione del coro, applaudendo il solenne ingresso in sala della statua pellegrina. Martiri cattolici nella Russia comunista Un'opera autorevole, basata su documenti provenienti dagli archivi del KGB, svela il grado di raffinatezza a cui arrivava la persecuzione di cui furono vittima numerosi cattolici - sacerdoti, religiosi e laici - molti dei quali ricevettero impavidamente la gloriosa corona del martirio Per quanti serbano nel cuore le benauguranti parole della Madonna a Fatima sulla Russia, ci giunge tra le mani un volume davvero interessante di Irina Isopova, "Se il mondo vi odia...", edito dalla Casa di Matriona (Via Ponzio 44, 20133 Milano, pp.315. L.18.000). E' forse il resoconto più completo che conosciamo della storia della persecuzione contro i cattolici nell'impero sovietico; sicuramente il più documentato, visto che l'autrice ha compiuto ricerche per ben cinque anni negli archivi del KGB. Ne viene fuori un panorama storico tracciato con singolare chiarezza, che comincia dall'interessante descrizione della situazione del cattolicesimo al tramonto dello zarismo, percorrendo successivamente le diverse tappe del calvario patito dai credenti cattolici al tempo del comunismo fino al 1955. Apprendiamo che negli ultimi anni della monarchia, nonostante le difficoltà istituzionali contro la Chiesa, il cattolicesimo era una realtà fiorente in Russia, "non tanto quantitativamente, quanto qualitativamente", per via della conversione assai frequente di note personalità dell'élite culturale e anche sociale del paese. Un fenomeno analogo a quello del "Movimento di Oxford", cioè la conversione nell'Inghilterra vittoriana di molti suoi prestigiosi luminari. Questa rinascita cattolica in Russia fu categoricamente sostenuta dai papi Leone XIII e S. Pio X e poggiò su due elementi ben definiti: il desiderio di unità con Roma e quello di mantenere il rito bizantino-slavo nella liturgia, visto dai grandi promotori del movimento, guidato dal'esarca Leonid Fedorov, come l'unico modo di far leva efficacemente sulla mentalità dei russi, facendogli capire "lo spirito universale della Chiesa cattolica". I sovietici ben lo sapevano. Un documento citato a pag. 16 riporta che: "Alla Chiesa polacca (latina) potranno aderire mille, diciamo, diecimila persone al massimo. Non è questo che ci fa paura. Ma alla maledetta Chiesa di Fedorov invece affluiranno milioni di persone che entreranno nell'organizzazione cattolica internazionale. Non perdete tempo con le vostre richieste, è deciso: la chiesa verrà liquidata". L'unità con Roma era invece concepita in termini assai diversi da un certo ecumenismo odierno. Ecco la preghiera composta dal primo esarca per la Russia, il summenzionato sac. Leonid Fedorov: "Guarda, Signore Gesù misericordioso, Salvatore nostro, la preghiera e i gemiti che i tuoi servi indegni e peccatori che umilmente a Te si rivolgono e riunisci noi tutti in un'unica Chiesa Santa Cattolica e Apostolica. Fa splendere nelle nostre anime una luce senza tramonto. Estingui le discordie in seno alla Chiesa, donaci di poter renderti gloria con un cuore solo e una voce sola, e fa che tutti possano vedere in noi dei fedeli discepoli e diletti figli Tuoi. Sovrano nostro misericordiosissimo, affrettati ad adempiere la Tua promessa, e ci siano un solo gregge e un solo Pastore nella Tua Chiesa; sia degnamente glorificato il Tuo Santo nome, ora sempre e nei secoli dei secoli, Amen" (p.35). Padre Fedorov, molto realisticamente, ben sapeva che nel clero ortodosso le dicerie contro Roma erano tali da non permettere di arrivare a tale unità senza un miracolo e che, per ottenerlo, sarebbe stato necessario il martirio. Il libro di Irina Isopova è una bella narrazione del lungo martirio fisico e morale patito da lui e da tanti altri confessori della fede nella Russia comunista. Le principali figure di questa primavera cattolica nella Russia a cavallo fra zarismo e comunismo finiranno in esilio, nei lager, o davanti ai plotoni di esecuzione nei decenni successivi allo scoppio della rivoluzione russa. Eppure più di uno di essi aveva nutrito l'illusione che con i nuovi padroni del potere le cose sarebbero state più facili di quanto non lo fossero prima. Non mancano neppure, come all'epoca dei lapsi romani, le tristi defezioni. Persone di grande prestigio che soccombono psichicamente e fisicamente alle torture e agli interrogatori degli aguzzini. La legalità non esisteva più, e i processi, che potevano essere giudiziali o extra giudiziali, venivano condotti dalla polizia politica in maniera inappellabile. Si ripete l'eroismo dei primi martiri cristiani Tuttavia le pagine più belle vengono scritte da quelli che rimarranno fedeli fino alla fine. Molti di questi saranno monache somiglianti alle donne forti della Scrittura, come quelle del Monastero fondato dalla convertita Anna Abrikosova, prestigiosa esponente dell'alta società e della cultura, che di comune accordo si era separata dal marito, anch'egli convertito, in seguito ordinato sacerdote e morto in esilio. Ad esempio, riportiamo questa testimonianza di una delle sue monache, Nora Rubaseva, raccolta nei verbali d'interrogatorio: "Ritengo di dichiarare che sono ostile al potere sovietico. Ritengo che il comunismo sia incompatibile con il cristianesimo, che siano in lotta, e in questa lotta io sono completamente dalla parte del cristianesimo contro il comunismo" (p.60). O quella di Kamilla Krusel'nickaja, fucilata nel 1937: "Sono all'opposizione del potere sovietico...come credente, io ritengo che nella Russia non si possa professare apertamente la propria fede. La Chiesa viene perseguitata in vari sensi, i suoi figli migliori vengono oppressi" (p.65). A volte le monache si lamentarono dei sacerdoti che cedevano negli interrogatori. Così Suor Vera Gorodec, del Monastero domenicano di San Pietro, racconta i fatti al vescovo Mons. Neveu. "Le suore ed io, monsignore, abbiamo provato solo un senso di profonda compassione vedendo in aula questi sacerdoti, così malridotti, infelici e incoerenti. Capivamo benissimo che lo avevano fatto senza cattive intenzioni, solo perché avevano perso la testa e si erano spaventati... Ma come era stato terribile pensare che dei sacerdoti, che noi chiamavamo padri, avevano tradito noi e il loro vescovo" (p.77). Anche nei lager le monache restano indomite. Alcune di loro scrivono a un gruppo di sostegno in Germania una lettera intercettata dalla NKVD: "Siamo forti nello spirito, non ci sono n‚ lager né NKVD che possano distogliere dal retto cammino i figli e le figlie dell'unica Chiesa cattolica. Noi cerchiamo anche qui di aggregare ferventi devoti della Chiesa cattolica." (p.78) Mons. Neveu, amministratore apostolico per i cattolici russi, riferendosi alle numerose monache vittime della repressione, scriverà: "Sono fiero di rendere omaggio alla virtù di queste sante... Nelle prigioni, nei campi di concentramento, ai lavori forzati, nei luoghi di deportazione: ovunque le monache sono rimaste fedeli alla propria vocazione e ai propri santi voti. Hanno diffuso la fragranza di Cristo e la luce della nostra santa fede!" (p.83). 32 sacerdoti fucilati in appena due mesi! Fra il 1928 e il 1930 Papa Pio XI, che tuttavia aveva atteso pazientemente segni di buona volontà dai sovietici, denuncia ripetutamente davanti al mondo le persecuzioni in Russia. L'unica risposta sovietica è un trattamento più crudele dei cattolici nei lager. Se già nel 1938 non restava libero neanche un solo sacerdote o fedele dell'unica chiesa cattolica di Mosca, San Luigi dei Francesi, la II Guerra Mondiale peggiorò ancora molto la situazione dei cattolici nell'Unione Sovietica. "La Chiesa cattolica assunse ancor più il ruolo di nemico interno. Gli organi dell'NKVD arrestavano tutti i cattolici che destavano qualche dubbio e il minimo sospetto di "spionaggio" si concludeva con la fucilazione" (p.81), e così continuarono le cose almeno fino al 1948. Nel 1956 "non rimaneva più in vita nemmeno un sacerdote di rito orientale, un sacerdote che potesse dar vita almeno a una comunità cattolica russa" (p.83). La rivalità che talvolta aveva opposto i cattolici di rito latino a quelli di rito bizantino-slavo si dissolse completamente quando anche i preti polacchi dell'Ucraina vennero arrestati, finendo insieme all'esarca Fedorov e i loro fratelli greco-romani nel primo lager della storia, quello delle Isole Solovki. Le pagine dove si descrive la vita e la spiritualità dei deportati alle Solovki sono commoventi. Nel diario lasciato da Mons. Boleslas Sloskans, vescovo latino di Minsk-Mohilev, leggiamo: "All'inizio di giugno (1929) alle Solovki sono stati deportati 22 rappresentanti del clero cattolico. Ci hanno stipati tutti assieme in una sola baracca e ci hanno isolati completamente dagli altri detenuti. Il vantaggio era che, essendo tutti sacerdoti, fin dall'inizio abbiamo pensato soprattutto a come e dove celebrare Messa. Con due valigie allestivamo un altare nel sottotetto e, naturalmente, di nascosto, celebravamo tutti i giorni..." (p.102). Un altro gruppo che patì il lager nelle Isole Solovki è quello dei rappresentanti di spicco dei cattolici della Repubblica Tedesca Autonoma del Volga, specialmente i sacerdoti, accusati dalle autorità comuniste di avere incitato i contadini tedeschi alla ribellione contro la collettivizzazione delle terre e di far spionaggio per il Vaticano e la Germania. Stessa sorte toccò ai polacchi, che furono accusati di lavorare per la Polonia e per la Santa Sede. Questo capitolo del calvario dei cattolici russi, ucraini, polacchi e tedeschi nell'ex-URSS, si conclude in modo altrettanto tragico e glorioso. Così scrive la Isopova: "Tutti i processi collettivi contro sacerdoti cattolici negli anni 1937-38 si conclusero con la fucilazione. Lo stesso avvenne nei lager. Alle Solovki, ad esempio, solo nell'ottobre-novembre 1937 vennero fucilati 32 sacerdoti cattolici" (p.116). Sacerdoti cattolici offrono la propria vita per zelo apostolico
Un ruolo importante per la sopravvivenza del cattolicesimo in Russia, dal 1920 al 1945, toccò ai parroci della Chiesa di San Luigi dei Francesi a Mosca, cioè a Mons. Eugene Neveu ed ai suoi immediati successori. Essi furono il fulcro di una eroica schiera di fedeli che, nonostante gli arresti e l'ostilità subite, mantennero accesa la torcia della fede cattolica durante gli anni più tenebrosi. La polizia politica qualificava questo luogo come "nido di spie" e finì per toglierlo all'ambasciata di Francia, la quale garantiva la sua autonomia. Dal 1950 in poi, la chiesa di San Luigi fu riaperta per le funzioni liturgiche, ma "rappresentava la vetrina che doveva dimostrare agli stranieri che in URSS c'era libertà di professione religiosa" (p.163). Mons. Neveu ebbe a ricevere nella Chiesa Cattolica i numerosi ortodossi, sacerdoti e laici, che non volevano seguire gli esponenti della loro gerarchia, ufficialmente compromessi con il regime comunista dopo la sconvolgente "lettera pastorale" del Metropolita Sergio del 16 luglio 1927. Fu soprattutto questo fatto a cagionare le ire dei sovietici verso i sacerdoti e la comunità di San Luigi dei Francesi. Forte di una solida documentazione, Irina Isopova racconta l'eroismo dei sacerdoti del "Russicum" entrati clandestinamente in Unione Sovietica fra gli anni 1939-1955. La Santa Sede aveva organizzato a Roma, presso la Congregazione per le Chiese Orientali, il "Russicum", cioè un seminario internazionale dove gli studenti imparavano "la lingua, la letterarura e la storia russa, nonché la liturgia usata dalla Chiesa ortodossa, e inoltre venivano spiegati i fondamenti dell'ideologia sovietica" (p.168). Non si sa esattamente quanti di questi ecclesiastici riuscirono ad entrare in Russia dopo gli studi nell'Urbe, ma l'autrice asserisce che almeno quindici si registrarono ufficialmente per celebrare messe nelle chiese cattoliche russe. Molti scomparvero "senza lasciar traccia", almeno due vennero fucilati, altri ancora tornaronno in patria dopo un lungo periodo nei lager. Fra gli ex-allievi del "Russicum" una menzione particolare merita l'italiano Padre Pietro Leoni. Molto amato dai suoi fedeli, dotatissimo oratore in lingua russa e uomo di grande spiritualità, fu internato nel lager per la sua totale schiettezza e mancanza di paura nel criticare i sovietici. Dopo anni di lavoro forzato nelle condizioni più inumane, continuava a essere animato da uno spirito indomito: interrompeva le conferenze di indottrinamento organizzate dalla polizia per i detenuti provocando vere baraonde, diceva le verità senza peli sulla lingua negli interrogatori, resisteva a tutte le punizioni senza piegarsi, mai. Alla fine, la sua tenacia indusse il regime a ritenere che per motivi diplomatici fosse più prudente lasciarlo andare in Occidente, cosa che avvenne nel 1955. Conclude la Isopova il suo bel libro con un utilissimo elenco alfabetico dei "confessori della fede" in URSS, andati in esilio, fucilati, scomparsi, o che sopportarono per anni la terribile vita nell'Arcipelago Gulag. Recentemente l'alleanza fra gerarchia ortodossa e deputati nazional-comunisti ha fatto passare alla Duma una legge fortemente discriminatoria contro la Chiesa cattolica la quale, secondo loro, non avrebbe un vero passato storico in Russia. Il libro di Irina Isopova smentisce con fatti documentati questa falsità, dimostrando che da tanto tempo cresce l'albero della Chiesa romana in Russia e le sue radici si sono nutrite del sangue e dei patimenti di numerosi martiri. Sarebbe auspicabile la promozione della causa di beatificazione di almeno alcuni di questi martiri, per inserirli nel lungo elenco dei confessori della fede che hanno versato in questo secolo il sangue per Cristo, così come tanto lodevolmente è stato già fatto per alcune vittime della persecuzione in Messico contro i Cristeros e di quella in Spagna all'epoca della Guerra Civile. Speriamo che ci sia qualcuno che se ne stia occupando o che lo faccia al più presto. Italia: un ristoro per le anime il pellegrinaggio della Madonna di Fatima Nei nostri tribolati giorni chi non ha bisogno di un sostegno spirituale, di luce e di pace per l'anima sua o quella di un suo conoscente? Se l'aiuto materiale è importante per chi ne ha bisogno, lo è molto di più l'ausilio spirituale. Infatti non di rado troviamo persone agiate che godono di condizioni materiali per una vita naturalmente felice, ma invece sentono un profondo dolore nell'anima, arrivando a volte a perdere la speranza, quando non la propria fede. Mirando a tendere una mano a tante anime, secondo il motto di Sant'Ignazio "ad majorem Dei gloriam", Luci sull'Est continua a organizzare pellegrinaggi con la statua della Madonna di Fatima. Così si rende sempre più noto il messaggio della Madre di Dio a Cova da Iria, con le sue parole di speranza e di ammonimento al mondo peccatore. Magari potessimo andare subito da tutti quelli che ci chiedono la visita della statua pellegrina! Cercheremo a poco a poco di esaudire tutte le richieste. Ecco un elenco di città e paesi visitati recentemente dalla Madonna di Fatima: Mantova, Ferrara, Parma, Padova, L'Aquila, Teramo, Roma, Palermo, Siracusa, Floridia (SR), San Cataldo (CL), Cosenza, Bari, Casa Massima (BA), Bitonto (BA), Mola di Bari (BA), Zevio (VR), Genova.
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